Bene, oggi mi trovo a recensire questo film, dopo averlo visto ancor adesso mi sto chiedendo se saro’ capace di scriverne, oppure faro la fine di Icaro, mi schiantero’ a suolo.

Io comunque ci provo.

Questo film avevo gia’ tentato di vederlo, alcuni anni fa, ma non ho superato i primi 10 minuti, rimandando la sua visione in un altro momento.

Stamattina, mi sono illuminata, e ho decido di dargli una seconda possibilita’.

I “famosi” primo 10 minuti, dl film che fanno da prologo per i successivi 4 capitoli, sono di una forza disarmante, e’ un mix di potenza e tenerezza nello steso momento.

Abbiamo Willem Defoe e Charlotte Gainsbourg (marito e moglie) che si lasciano andare totalmente alla forza dell’amore in questa scena di sesso, con il sotto fondo dell’aria “Lascia ch’io pianga” di Georg Friedrich Handel (a mio avviso bellissima), girata in bianco e nero, a rallentatore e con la telecamera che riprende proprio da vicino l’atto amoroso.

Nello stesso istante, con le stesse modalita’ di ripresa, abbiamo il figlio della coppia, che alle prese con i primi passi, decide di uscire dal suo lettino, attraversa il corridoio, indugia sull’immagine dei suoi genitori che fanno sesso nella camera accanto e si fa attrarre dalla neve che sta scendendo, tanto da prendete una sedia e salire sul piccolo parapetto.

Il bambino cade e raggiunge terra, morendo, nel momento stesso in cui i genitori, arrivano all’apice del rapporto sessuale.

Il capitolo successivo si intitola ‘Pena/afflizione/lutto”, e tratta del modo in cui, soprattutto la madre affronta la perdita del figlio, inizialmente viene ricoverata in ospedale, ma il marito psicoterapeuta decide di provvedere lui alla guarigione della moglie, attraverso la psicoanalisi.

Percorso, arduo e poco ortodosso , in quanto nonostante cerchi di distaccarsi non ci riesce totalmente e quindi la figura di amate e medico diventano una sola persona.

Nei capitoli successivi “Dolore”(Il caos regna) e “Disperazione(Ginocidio), vediamo la coppia ritirarsi nel bosco Eden, dove l’estate scorsa la donna aveva trascorso del tempo con il figlio, per lavorare alla sua tesi, che trattava delle donne oggetto di violenza, nei tempi antichi.

In questo luogo, i due hanno anche la possibilita’ di lavorare sulle paure della donna, legate alla presunta malignita’ della natura.

Questo percorso terapeutico, porta a svelare l’ambiguita’ della donna, e quando il marito scopre le pulsioni distruttive di lei, ormai e’ troppo tardi e non ci resta che assistere a questa tragica follia, che portar’ all’epilogo finale.

Sono cosciente che raccontato cosi’, non e’ chiaro e rimane difficile trasmettere le sensazioni che questo film provoca allo spettatore, bisogna sostanzialmente vederlo, e avere una mentalita’ abbastanza aperta.

Vi e’ un’interpretazione univoca di questo film, citata anche da moltissimi blog e dallo stesso regista, che e’ Lars Von Trier, ed e’ che l’idea del film nasce da un lungo periodo di depressione vissuto del regista.

Questo malessere interiore di traduce in un tentativo di auto analisi e di terapia messa sul grande schermo e a portata di ogni singolo spettatore.

Lars si e’ voluto completamente spogliare, si e’ messo totalmente a nudo, mostrando la paura che ha nei confronti del genere femminile ma allo stesso tempo cerca di nasconderlo, facendo passare il protagonista maschile come quello che pretende di imporre la propria presenza, e di avere il totale controllo sulla protagonista femminile.

Io invece ho visto anche altro, ho cercato di dare una mia visione del film.

Dato che l’atto sessuale tra i due e’ causa in qualche modo della morte del figlio, la donna non riesce totalmente a distaccarsene, e cerca in tutti i modi di averne uno con il marito, arriva in alcune a scene a chiedere di essere picchiata, fino ad arriva alla scena finale, dove dopo un ultimo ‘rapporto” decide di evirarsi.

E’ come se avesse cosi’ voluto punirsi per la morte del piccolo, dando colpa al suo organo e all’istinto animale che gli aveva sopraffatti in quel  momento, per la tragedia avvenuta.

Inizialmente, dopo che il padre riceve la lettera del medico legale, con all’interno le note sull’autopsia fatta al bambino, avevo sospettato che forse, poteva essere stata, in qualche modo, la madre a buttarlo dalla finestra.

Non e’ cosi, ma non ci sono andata molto lontana, materialmente non ha ucciso nessuno, pero’ lei aveva visto il piccolo muoversi per il corridoio, e il fatto di essersi voltata dall’altra parte proseguendo il rapporto sessuale con il marito, a mio modesto parere e’ come se, lei sapesse a che pericolo andasse incontro il bambino, e non ha fatto nulla per impedirlo.

il film ha ricevuto 7 premi Robert 2010, e Charlotte Gainsbourg e’ stata premiata a Cannes come miglior attrice protagonista.

La pellicola e’ stata dedicata alla memoria del regista sovietico Andrej Tarkovskji.

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3 pensieri su “Antichrist -Lars Von Trier

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