Francesco Petrarca, nasce ad Arezzo nel 1304 da ser Petracco, notaio fiorentino, esiliato, perche’ di parte bianca; ancora giovane segui’ il padre in Francia, dove quest’ultimo aveva trovato lavoro presso la Corte Pontificia, ad Avignone.

Inizio i suoi studi in Francia, ma si sposto’ subito dopo a Bologna, dove segui i corsi di legge (anche se con scarso interesse), alla morte del padre torno’ ad Avignone, dove si dedico’ alla vita mondana.

Strinse una profonda amicizia con i Colonna (nobilissima famiglia romana), ed inizio’ a viaggiare per tutta Europa alla ricerca dei libri della letteratura classica e di autori latini, visitando tantissime biblioteche.

Tra le citta’ che visito’ naturalmente Roma, gli rimase nel cuore piu’ di ogni altra.

Nel 1347 torno’ di nuovo in Francia dove trovo’ un luogo ameno e isolato dove abitare presso le sorgenti del Sorga: Valchiusa.

Qui il poeta compose quasi tutte le sue opere, e al ritorno da ogni viaggio la sua dimora lo attendeva sempre a braccia aperte.

Nel 1327, il venerdi’ santo, nella Chiesa di Santa Chiara (Avignone) i suoi occhi incontrarono per la prima volta lo sguardo della bellissima Laura ( il cui solo nome ci e’ conosciuto), che fu il primo vero amore di tutta la sua vita e musa ispiratrice delle sue poesie.

L’opera del Petrarca era ormai celebrata e famosa in tutta Italia, e nel 1340 fu invitato ad essere incoronato poeta dall’Univerista’ di Parigi e dal Senato di Roma. Il poeta scelse Roma. L’8 aprile del 1341 ricevette solennemente in Campidoglio l’alloro poetico, che poi depose sulla tomba di San Pietro.

Sulla via del ritorno, verso casa, si fermo’ presso Parma, in una localita’ chiamata Selvapiana, dove si fermo’ e ove compose altre opere.

Negli anni successivi passo’ un periodo di depressione e di subbugli interiori, causati dalla decisione del fratello di farsi monaco e dalla morte dell’amata Laura.

Verso il 1350, passando da Firenze, conobbe Boccaccio, con i quale instauro’ una profonda amicizia, documentate dalle numerose epistole che i due erano soliti scambiarsi.

Il Poeta dopo tutto iniziava ad amare l’Italia, e pensava di passare il resto della sua vita qui.

Nel 1353, si trasferi’ da prima a Milano (presso i Visconti), poi a Padova (dai Carrara) e a Venezia (presso la Serenissima) ed infine ad Arqua’, dove trascorse i suoi ultimi anni di vita, e dove ivi fu sepolto alla sua morte nel 1374.

LE OPERE LATINE

IL SECRETUM

La piu’ importante delle opere latine del Petrarca, e’ il “Secretum”, composto a Valchiusa nel 1342-1343.

E’ un dialogo immaginario diviso in tre libri tra il poeta, S.Agostino e la Verita’.

In questi libri, si svolge il dramma dello scrittore e della sua travagliata esistenza.

Nel I libro il Petrarca individua la malattia segreta del suo spirito, non serve aspirare ma volere.

Nel II libro S.Agostino trova il poeta colpevole di tutti e sette i peccati capitali, esclusa l’invidia, ma viene accusato del piu’ grave l’accidia.

Nel III libro Petrarca confessa come peccaminosi anche i due piu’ luminosi sentimenti della sua vita:l’amore di Laura e il desiderio di gloria.

LE EPISTOLE

Dopo il “secretum” gli epistolari sono l’opera piu’ interessante del Petrarca. Si tratta di ben 552 lettere in latino divise in:

  • RERUM FAMILIARUM (lettere familiari, 24 libri),furono pubblicate dall’autore
  • SENILES (senili, 17 libri) scritte nel periodo della vecchiaia
  • VARIAE (varie, 57 lettere), furono raccolte da amici ed ammiratori
  • SINE NOMINE (senza destinatario, 19 lettere), non recano il nome del destinatario, poiche’ il poeta con queste lettere si scagliava contro la corruzione della Corte Papale.

Le Epistole sono un genere letterario, poiche’ non sono lettere comuni, di natura privata, ma dei brevi trattati.

LE OPERE FILOSOFICHE

Le tre opere di carattere filosofico del Petrarca sono tre:

  1. Il DE VITA SOLITARIA (2 libri), esaltazione della vita solitaria, della pace della campagna.
  2. DE OTIO RELIGIOSO (2 libri), racconta l’ideale tranquillita’ di coloro che si dedicano alla vita monastica
  3. DE REMEDIIS UTRIUSQUE FORTUNAE 9253 dialoghi), il poeta consiglia come ci si deve comportare nella buona e cattiva sorte, l’uomo non si deve far abbattere dalle sventure.

L’AFRICA

Da quest’opera il Petrarca si aspettava di ottenere un grande successo, che gli venne invece per il “Canzoniere”.

E’ un poema in 9 libri in esametri, iniziato nel 1338 a Valchiusa. Narra le vicende epiche ed eroiche della seconda guerra punica, vi e’ l’esaltazione di Scipione l’Africano e la grandezza di Roma. Le parti migliori del poema sono, la storia d’amore di Sofonisba e il lamento di Magone, che in punto di morte scopre la vanita’ delle cose terrene.

LE OPERE STORICHE

  1. DE VIRIS ILLUSTRIBUS, comprende 23 biografie di personaggi romani o in qualche modo legati alla storia di Roma
  2. RERUM MEMORANDUM LIBRI, sono 4 libri, che comprendono aneddoti storici.

LE OPERE VOLGARI

IL CANZONIERE

Dal momento che con “Africa” si aspetta un successo grandioso, Petrarca, non dette molta importanza alle rime vogari, ma per si trovo’ a lavorarci per quasi tutta la sua vita.

Nel “Canzoniere” Petrarca e’ al centro dell’opera. Non e’ una vera storia d’amore tra due innamorati, ma l’amore visto nell’intimo del poeta e le sofferenze per Laura.

Laura e’ l’oggetto della passione, amata e desiderata prima, rimpianta sognata poi.

La morte di Laura divide il canzoniere in due parti (le rime in vita e le rime in morte)

CHIARE FRESCHE E DOLCI ACQUE

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S’egli è pur mio destino,
e ‘l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l’alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo;
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l’ossa.
Tempo verrà ancor forse
ch’a l’usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
et là ‘ ov’ ella mi scorse
nel benedetto giorno
volga la vista disiosa et lieta,
cercandomi: et, o pieta!,
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l’inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m’impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dì, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l’onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d’oblio
il divin portamento
e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
m’aveano, et sì diviso
da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
Qui come venn’io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
questa erba sì, ch’altrove non ho pace.
Se tu avessi ornamenti quant’ hai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir in fra la gente.

I TRIONFI

Negli ultimi dodici anni di vita, Petrarca, lavoro’ a un poemetto “I Trionfi”, che fu pubblicato postumo.

E’ un opera dagli elementi medievali, che tratta di 6 visioni che vogliono tracciate un percorso interiore:

  1. Il trionfo dell’amore
  2. I trionfo della pudicizia
  3. Il trionfo della morte
  4. il trionfo della fama
  5. il trionfo del tempo
  6. il trionfo dell’eternita’.

E la storia dell’amore per Laura dall’inizio alla fine.

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