che dire oggi mi voglio auto raccontare.

Nasco a Milano il 5 settembre del 1986, frequento le scuole tutte tranne il nido e la materna più no che si, forse perché avevo dei nonni che mi curavano a casa e un po’ perché ero sempre ammalata, qualsiasi microbo si aggirava nei corridoi della scuola materna era mio.

Alle elementari non è andata meglio, sono andata a due scuola natura, sia a Pietra Ligure che a Zambla non ho superarlo il 3 giorno, perché gli altri li ho passati in infermeria.

Ero una bambina calma, altruista e questo ha mi ha fatto sempre passare per una persona adita ad aiutare il prossimo, per questo alle medie mentre tutti andavano nella seziona A e B ( quelle con i professori più preparata i e gente tranquilla) io mi ritrovavo nella sezione E, sui professori nulla da dire, ma sulla composizione della classe, lasciamo stare, il più’ santo portava a scuola film porno (ancora oggi ricordo il Vhs con scritto “Eleonora in castigo”) e coltellini svizzeri, denunce di presunte violenze (stiamo parlando di ragazzini di 12/13 anni), unica nota positiva, è aver fatto la conoscenza della mia migliore amica.

Con lei ho inziato il percorso della scuola superiore, prima con classe composta da 12 persone, praticamente una famiglia, si erano dimenticati di dirci che dopo il biennio questa sorta di favola sarebbe finita, infatti ci unirono ad un altra classe (quella di tedesco), formando cosi una classe di 26 persone, alcune le abbiamo perse durante il viaggio.

Le simpatie e le antipatie erano ovvie, io ho legato solo con 2 persone dell’altra classe, non aggiungo altro.

Tralascio la carriera universitaria, che per problemi vari non ho concluso, arrivando ad ora, dove mi trovo alla ricerca continua di un posto di lavoro.

Il mio non è stato solo un percorso di vita, che mi ha visto crescere fisicamente e mentalmente (questo però non lo so con certezza) ma anche per i gusti musicali.

Come tutte, ho inziato a seguire i gruppi musicali come i Backstreetboys, Speice Girl etc etc, poi con il tempo si sono sciolti e ad esso ci ritroviamo con gli “One Direction” (forse!!!??) genere lontano da me mille miglia.

Mi sono buttata anche sul cantautorato, italiano, con alcune eccezioni (Baglioni, Zero per me no), ascoltando Vasco Rossi, Ligabue, Tiziano ferro (andrò a vedere il concerto a luglio), arrivando a quelli più moderni come Mengoni e Co.

Poi ho avuto l’illuminazione: il rap, e ci sono cascata con tutti i piedi.

Quando parlo di Rap, non mi riferisco a Moreno o a Briga, ma intendo personaggi come Gemitaiz, Madman, la machete crew, Nitro, bassi maestro e Salmo, non dico di no a Fedez e a Emis Killa ma a piccole dosi.

Tra tutti però il mio preferito, colui che ha scoccato la freccia avvelenata è stato Salmo, ragazzo sardo, che oltre al rap si diletta nell’hard core.

Sono andata a vederlo il 17 dicembre del 2014 all’Alcatraz di Milano, contenta felice entusiasta ma allo stesso tempo timorosa, poiché non avevo mai partecipato ad un concerto di quel genere.

Quindi quando la gente ha inziato a posare, ho avuto paura di non tornare a casa salava, ma questo non mi ha dissuaso da continuare a seguirlo come artista.

La cosa che mi ha stupito più di tutto durante il concerto è che in qualche modo mi aveva allo stesso tempo tranquillazato, era la presenza di mamme e papà con a seguito i figli dodicenni se non più piccoli, che però al primo spintone, stra fregandosene di aver pagato un biglietto, se ne sono andati a gambe levate.

Certe volte mi stupisco, io interessata a l’arte e alla letteratura, che dovrei propendere per l’ascolto di musica classica, sembro più una bestia di satana, ma così è la vita.

Anche lo sport mi è contro, da buona milanese, avrei dovuto rifare o il Milan o l’Inter, nel peggiore dei casi la Juventus….e invece no…io tifo Roma, e ho anche la foto con il capitano, che sembra più un fotomontaggio, perché ero talmente agitata di dover fare la foto con Francesco Totti che mi sono dimenticata di togliere gli occhiali da sole, e lui ci ha messo del suo, aveva talmente fretta di tornare negli spogliatoi che guardava da tutt’altra parte.

Ah dimenticavo a casa con me vicino anche due bambole: una si chiama Gnata e ha 28 anni, me l’hanno regalata quando sono nata, inizialmente era un maschio e si chiamava Gnato (come il prozio che me l’aveva regalato), l’altro è il classico Cicciobello, non quelli nuovi, ma il primo, con un po’ meno capelli, l’imbottitura sparita.

In attesa di trovare, lavoro continuerò a tormentare questo blog fino a quando la percentuale di spazio arriverà allo 0,0%

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