E’ giunto il momento di affrontare questa sfida: Valentina Vs Dante, dopo aver fatto un articolo su “uomini e donne” il mio neurone sta cercando ossigeno, quindi affronto colui che mi sarebbe piaciuto studiare e approfondire meglio durante il periodo scolastico, ma che altri fattori lo hanno allontanato da me.

Sara’ un operazione ardua, poiche’ da dire c’e’ tanto forse troppo, ma spero di riuscire nel mio intento.

Dante Alighieri, nasce a Firenze nel 1265 da una nobile famiglia guelfa: Cacciaguida (il suo trisavolo), aveva partecipato alla seconda crociata, trovando una morte gloriosa. Rimase orfano di entrambi i genitori, in giovane eta’, e la sua istruzione fu presa in mano dalla guida spirituale Brunetto Latini.

Subito, provo’ un certo interessamento per la poesia, che lo porto’ a stringere una forte amicizia con Guido Cavalcanti.

Durante la sua giovinezza, si innamoro’ perdutamente della graziosa Beatrice, il cui vero nome era Bice Portinari, donna che ispiratrice delle sue opere piu’ importanti, ma le cui strade non si incrociarono mai, poiche’ lei ando’ in sposa a Simone dei Bardi.

La giovane mori a soli 24 anni, e Dante sprofondo’ in un periodo di forte depressione e sconforto, che riusci’ a superare dedicandosi allo studio della filosofia e nella partecipazione attiva della vita politica della sua citta’.

Accanto alle poesie, a Dante venne l’impulso di interessarsi alla politica, questo grazie anche agli insegnamenti ricevuti in passato dal Latini.

Prese parte, ad alcune imprese militari, si iscrisse all’ordine “dell’arte dei medici e degli speziali”, obbligatoria per partecipare all’amministrazione del comune.

Milito’ tra i Guelfi bianchi; a Firenze, scacciati i Ghibellini, i Guelfi si divisero in Banchi e neri. Questi ultimi erano molto legati al Pontefice ed erano guidati da Corso Donati, mentre i guelfi bianchi erano desiderosi di perseguire una propria autonomia e facevano capo alla famiglia dei Cerchi.

Durante il 1300, Dante, fu eletto Priore, ed i guelfi neri a causa delle continue violenze perpetrate furono banditi da Firenze, e chiesero immediatamente l’aiuto del Papa per rientrare nella citta’.

Papa Bonifacio VIII invio’ a Firenze Carlo di Valois col pretesto di metter pace tra le fazioni, ma con il reale intento di portare al potere i Neri, e cosi’ avvenne.

I capi dei Bianchi furono esiliati, Dante fu trattenuto a Roma, arrestato condannato a morte per contumacia.

Dante si uni’ ai Bianchi in esilio, che cercarono di tornare a Firenze, senza riuscirci, quindi il poeta si stacco’ da loro per proseguire il suo esilio da solo, lontano dalla moglie e dai figli che erano rimasti a Firenze.

Trascorse i suoi ultimi anni a Ravenna, dove mori nel 1321, le sue spoglie riposano all’interno della chiesa di San Francesco.

LA VITA NUOVA

L’opera giovanile di Dante, e’ costituita da un libretto di 24 capitoli in prosa mista a versi, intitolato “Vita Nuova”, una vita rinnovata e purificata dall’amore.

E’ proprio l’amore per Beatrice, nato quando lui aveva solo 9 anni e conclusosi con la morte della giovane.

La prosa costituisce il racconto della singolare vicenda e commenta le poesie presenti.

Dopo, il primo incontro tra i due, sono passati nove anni, quando Dante incontra nuovamente Beatrice e ne ottiene il saluto, contento e felice del gesto decide di dedicarle alcuni versi, ma per paura che la donna da lui desiderata venga conosciuta da tutti decide di dedicarli a una fantomatica donna chiamata “dello schermo”; indignata Beatrice gli toglie il saluto.

Addolorato, decide di superare la sua paura, ed inizia a scrivere le poesie di lode a Beatrice.

Cap. XXVI – Tanto gentile

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. 

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. 

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova; 

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira. 

IL CONVIVIO

E’ un opera incompiuta, elaborata tra il 1304 e il 1307, mista di prosa e di versi, che voleva essere un’enciclopedia in lingua volgare, sulla scienza, mezzo indispensabile per conoscere la verita’ elevandosi a Dio.

IL DEVULGARI ELOQUENTIA

L’opera si compone di due libri: nel primo, e’ affrontato il problema di stabilire quale debba essere il nuovo volgare della nascente cultura letteraria italiana.

Nel secondo libro, accetta la tradizionale distinzione dei tre stili poetici, nominando lo stile tragico, che ha nella canzone la sua naturale forma metrica.

LA MONARCHIA

E’ un trattato di 3 libri in lingua latina, indirizzato ai dotti, per la difesa dell’istituto imperiale.

LE RIME

Nel “Canzoniere” sono raccolte tutte le rime di Dante che non sono incluse nella “Vita Nuova” e nel “Convivio”. La raccolta non ha un carattere unitario, ma segue il percorso spirituale e poetico di Dante.

LE EPISTOLE, LA QUAESTIO E LE EGLOGHE

Ultime tra le opere minori debbono essere considerate le “epistole” in latino, che il poeta indirizzo’, a vari personaggi, tra il 1304 e 1319. Tra le piu’ note sono una lettera scritta ad un amico fiorentino, nella quale rifiuta di accettare l’amnistia, le tre lettere scritte ad Arrigo VII ed infine l’epistola a Can Grande della Scala.

La “Quaestio de aqua et terra” e’ una lezione pubblica tenutasi a Verona, in cui Dante dimostra che in nessun punto del globo l’acqua e’ piu’ alta della superficie delle terre emerse.

Le “Egloghe” sono dei componimenti poetici, che scrisse in latino nel 1319 per difendere il volgare e rifiutare l’invito che Giovanni del Virgilio gli aveva rivolto, chiedendogli di recarsi a Bologna.

LA DIVINA COMMEDIA

La Divina Commedia e’ considerato il poema piu’ profondo e piu’ complesso della nostra letteratura.

E’ uno specchio e un giudizio sull’umanita’ intera.

Inizialmente voleva essere una celebrazione della figura eterna di Beatrice e della funzione dell’amore, ma nel frattempo passano dieci anni, e il pensiero del poeta si e’ ampliato e anche il suo spirito.

Dante immagina di essersi smarrito in una selva (il peccato) dalla quale non si puo’ tornare indietro, l’unica sua possibilita’ e’ seguire Virgilio (la ragione) che attraverso il Purgatorio e l’Inferno lo portera’ da Beatrice e quindi al Paradiso, che avra’ il compito di portarlo da Dio.

La visione dell’Inferno e’ quella di un cono, una voragine che si apre sotto Gerusalemme.

Nove sono i cerchi, che dividono i colpevoli in base alle colpe, nel centro della terra viene collocato Lucifero. Agli antipodi, coperto dalla acque si trova la montagna del Purgatorio, tagliata da 7 cornici, dove le anime aspetto di essere giudicate, e di espiare le proprie colpe.

Il paradiso invece e’ concepito come una serie di 9 sfere concentriche, i nove cieli che ruotano intorno alla terra.

La Divina commedia e’ formata da 3 cantiche (Inferno, Purgatorio, paradiso) ciascuna di 33 canti, tranne l’inferno che ne ha 34 perche’ il primo e’ una semplice introduzione, che ha cosi’ 100 canti.

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