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Prima di addentrarmi nel mondo della letteratura, come sempre, volevo prendere la macchina del tempo, e tornare indietro di 15 anni, piu’ precisamente nell’anno 2000, quando iniziavo il mio percorso, alla scuola superiore.

Per tanti motivi, ho deciso di scegliere il “linguistico aziendale, corrispondente in lingue estere”, lingua francese, classe di 12 persone, come professore di italiano/storia avevamo Antonio Menichella.

Per lui la cronologia antologica e storica era un optional, quando tutti iniziavano a studiare Omero, Virgilio etc etc, noi avevamo il compito di leggere libri come: Gli Indifferenti, Il giovane Holden, L’esclusa.

Siamo arrivati anche a Dante, pero’ abbiamo fatto veramente poco, il primo canto dell’inferno (studiato a memoria), due cantiche del purgatorio e al paradiso non siamo nemmeno arrivati.

Dopo il biennio, hanno unito la nostra classe con quella di tedesco, i precedenti insegnati ci hanno lasciato e ne abbiamo acquistati di nuovi, compresa quella di italiano, trovandoci sperdute.

L’unica cosa positiva, e che Menichella, ci faceva tenere una rubrica (come quella del telefono) sulla quale appuntare le parole nuove e il loro significato, e durante il compito in classe (tema) dovevamo usare dalle 10 alle 20 parole presenti nella rubrica, inserendole nel contesto del tema.

Ecco perche’ ora mi trovo con un libro di letteratura in mano, cercando di recuperare alcune lacune.

Voglio iniziare il mio viaggio dai trovatori provenzali ed italiani con Bernart De Ventadorn nasce tra il 1130 e il 1140, e’ il piu’ noto dei poeti della corte di Guglielmo IX di Poitier e puo’ essere considerato tra i rimatori provenzali il modello esemplare della tecnica trobadorica.

Il brano che trascrivero’ e’ la parte conclusiva della canzone “No es Meravelha s’en chan”.

Viene proposto l’amore come stupore, smarrimento di se ed estasi contemplativa.

“Tutto l’oro del mondo e l’argento

Se fosse mio, vorrei averlo dato

Pur che madonna sapesse

Come io l’amo di perfetto amore

Quand’io la vedo, ben mi si pare

Agli occhi, al viso, al colore:

Che’ cosi’ tremo di paura 

Come fa la foglia nel vento

Di ragione non h quanto un fanciullo,

Cosi’ d’amore sono soggiogato,

E d’uomo ch’e’ cosi’ ridotto

Donna potrebbe avere gran pieta’

(…)

Al Mio Cortese, la dove dimora,

Invio il mio canto e non gl’incresca

Che me ne sono si’ a lungo astenuto”

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